martedì 25 febbraio 2014

I FATTORI CHE INFLUENZANO LA VELOCITA' DI REAZIONE

La velocità di reazione è influenza da diversi fattori.


  • La natura dei reagenti
Per far si che una reazione avvenga con successo, è necessario rompere i legami tra gli atomi delle molecole delle sostanze reagenti. Da ciò si puo' comprendere che la velocità di reazione è notevolmente influenzata dalla natura di questi legami; più essi sono forti e complessi, tanto la velocità della reazione sarà più lenta.
Al contrario le reazioni tra ioni sono più veloci, dal momento che il legame è molto debole.


  • La concentrazione dei reagenti
Anche la concentrazione dei reagenti influisce sulla velocità di reazione. Infatti nelle reazioni omogenee (ovvero quelle in cui i reagenti si presentano in un'unica fase) la velocità di reazione è direttamente proporzionale alla concentrazione dei reagenti.
Consideriamo la reazione generale:

A+B- C+D

Si può dire la velocità con cui avviene una reazione è uguale al prodotto tra le concentrazioni dei reagenti elevate al proprio indice stechiometrico per la costante cinetica K.
Questa legge è chiamate "Equazione cinetica".

Un altro aspetto importante è l'Ordine di reazione, ovvero la somma degli esponenti dell'equazione cinetica.

  • La Temperatura
L'aumento della temperatura fa aumentare l'energia cinetica delle particelle; quindi anche la velocità di reazione aumenterà.

  • La presenza di Catalizzatori
Molte reazioni hanno la necessità di catalizzatori, ovvero di sostanze che accelerano la riuscita di una reazione. I catalizzatori vengono indicati come positivi, se la velocità aumenta; se, al contrario, la velocità diminuisce, allora vengono chiamati negativi o inibitori. Durante la reazione i catalizzatori non vengono coinvolti e, quindi, rimangono inalterati.

LA VELOCITA' DI REAZIONE

Quando avviene una reazione chimica, è importante conoscere la velocità con cui essa avviene.
La velocità di reazione viene definita come il rapporto tra la concentrazione dei reagenti e l'intervallo di tempo in cui essa avviene, ovvero la quantità di sostanza che si trasforma nell'unità di tempo.

                                         V= (ΔC)/(Δt)




Il grafico a fianco mostra l'andamento della velocità di reazione in relazione alla concentrazione dei reagenti e del tempo.
Ovviamente a t= 0 s i reagenti avranno il valore massimo e quindi, con l'aumentare del tempo, diminuisce la loro concentrazione.
Per calcolare la velocità di reazione ad un determinato istante t, bisogna trovare il coefficiente angolare della retta tangente a quel punto sull'asse dei tempi. Più il valore dell'angolo sarà maggiore, maggiore sarà la velocità istantanea.




Consideriamo ora una reazione generica rappresenta nel grafico:
A+B - C+D 
Dal grafico possiamo notare che con il diminuire della quantità di reagenti, aumenta contemporaneamente la concetrazione de prodotti; tuttavia i reagenti non si consumano fino ad esaurirsi.

domenica 29 dicembre 2013

UN REGALO PER L.U.C.A

La maggior parte di noi (Io compreso) si dimentica ogni Natale che c'è qualcuno a cui tutti noi dovremmo tutti regalare qualcosa. 
Questo qualcuno è L.U.C.A.
Per chi non lo conoscesse L.U.C.A è considerato l'ultimo organismo da cui tutti gli organismi attuali discenderebbero, insomma il nostro antenato universale (Last Universal Common Ancestor). 
Secondo questa teoria, però, L.U.C.A non è considerato il primo organismo esistito e neppure che inizialmente esistesse solo questo organismo.
L.U.C.A in realtà viene considerato, invece, come il "Nonno" da cui tutti gli organismi attuali discendono.
Essendo quindi il nostro "Nonno", è giusto che ognuno di noi si impegni per fargli un regalo come a tutti.
Come regalo ho deciso di scrivere una poesia, a lui dedicata, per celebrare questo momento di gioia che tutti noi dovremmo condividere con L.U.C.A.

Anche quest'anno è arrivato il Natale
che con i doni ci alza il morale.
E' da condividere insieme il momento
e ci porterà tanto divertimento.

Però quasi quasi dimentichiamo 

che a qualcuno un gran regal dobbiamo,
e questo qualcuno è il nostro antenato,
tanto invecchiato quanto dimenticato.

Meriti anche tu un grande regalo
che speri non sia un feroce squalo!
Da noi tutti tanti doni avrai,
talmente tanti da non finir mai.

Festeggerai con noi questo giorno speciale,
sperando sia magico e ancestrale!
Caro LUCA il mio regalo è questo, 
non conta cos'è, ma solo il gesto.

lunedì 2 dicembre 2013

COSA ACCADE QUANDO SI FORMA UNA SOLUZIONE

Ogni soluzione presenta un solvente (la sostanza che scioglie) e un soluto (la sostanza sciolta), ma non sempre un determinata sostanza riesce a sciogliere tutte le altre. La solubilità è caratterizzata dal fatto che si devono stabilire tra le due componenti delle interazioni che dipendono dalla natura dei legami intramolecolari (all'interno di ogni molecola) e intermolecolari (tra le diverse molecole).
Per questa ragione possiamo stabilire due grandi gruppi:


  • I solventi polari: formati da molecole polari e  solventi di sostanze a loro volta polari o solidi ionici.
  • I solventi apolari: formati da molecole apolari e solventi di sostanze con molecole apolari.
La solubilità di una sostanza, quindi, dipende dalle caratteristiche sia del solvente che del soluto.
Questo concetto può essere riassunto in una semplice frase:
"IL SIMILE SCIOGLIE IL SIMILE" (Citazione Prof. Maiolino).


Svante Arrhenius
In chimica le soluzioni più interessanti sono quelle acquose, ovvero soluzioni dove il solvente è l'Acqua.
Lo scienziato svedese Svante Arrhenius fu colui che riuscì a spiegare cosa accade quando una sostanza si scioglie in acqua, prestando particolare attenzione agli acidi, agli idrossidi e ai sali.
Arrhenius notò che vi sono diverse modalità di solubilizzazione che dipendono dalle caratteristiche del soluto.
Egli individuò tre diversi processi:


  • SOLUBILIZZAZIONE
In questo caso il soluto è una composto molecolare in cui vi sono legami intramolecolari deboli (Dipolo-Dipolo) che vengono rotti dall'azione dell'acqua. In questo modo le molecole neutre si disperdono nel solvente e la soluzione non conduce la corrente dato che non vi sono Anioni.
Un composto che presenta un simile comportamento è il Saccarosio.



  • IONIZZAZIONE
In questo caso il soluto è un composto formato da molecole polari all'interno delle quali vi sono dei forti legami. L'Acqua rompe questi legami e genera ioni positivi e negativi e, quindi, la soluzione riesce a condurre la corrente.


  • DISSOCIAZIONE
Il soluto è un composto ionico e l'Acqua rompe i legami ionici e distrugge il reticolo cristallino. Si formano, quindi, ioni positivi che vengono circondati da atomi di ossigeno appartenenti alle molecole d'Acqua e ioni negativi che attraggono gli atomi di idrogeno delle molecole d'Acqua.
Un esempio molto semplice è quello del Cloruro di Sodio.

Arrhenius nei suoi studi in Svezia si è concentrato molto sul comportamento di Acidi, Idrossidi e dei Sali.

Gli Acidi (HnonMeO) disciolti in Acqua producono ioni Idronio e anioni.
Gli Idrossidi (Me(OH)x) producono cationi metallici e anioni OH.
I Sali sciolti in acqua producono anioni e cationi metallici.
Qui sotto trovate una semplice animazione su ciò che accade in una soluzione acqua-cloruro di sodio (NaCl).
    






Fonti:
Google immagini
Il mio libro di chimica
wikipedia
gooru
youtube

giovedì 28 novembre 2013

LE SOLUZIONI

File:SaltInWaterSolutionLiquid.jpg
SOLUZIONE LIQUIDA DI
ACQUA E CLORURO DI SODIO.
Una soluzione è un miscuglio omogeneo di due o più componenti le cui particelle si dispongono uniformemente nel volume.
Tubi per balaustre in acciaio inox satinato TUBI INOX SATINATI - INOX FORNITURE
L'ACCIAIO E' UNA LEGA COSTITUITA
DA FERRO E CARBONIO
Le soluzioni sono di tre tipi:

  • Soluzioni solide (le leghe metalliche).
  • Soluzioni aeriformi (come l'aria)
  • Soluzioni liquide (in cui in un liquido sono disciolti gas, liquidi o solidi).
In ogni soluzione vi è la presenza di un solvente (la sostanza che scioglie e che è presente in quantità maggiori) e di un soluto (la sostanza che viene sciolta).
Si parla di soluzione "Vera" per indicare le soluzioni in cui le particelle del soluto risul
tano invisibili anche con il microscopio (inferiori a nm); si parla invece di soluzione "Falsa" o di "Dispersione colloidale" quando le particelle del soluto presentano dimensioni tra 1 nm e 1000 nm.
Quando il soluto e il solvente appartengono alla stesso stato di aggregazione, la quantità di soluto che si può disciogliere in un solvente non è limitata, anche se cambieranno i rapporti tra le due sostanze (il soluto diventerà il solvente). Quando il solvente e il soluto, però, presentano fasi diverse, la quantità di soluto che si può disciogliere in un volume di solvente è limitata; infatti se si supera quella quantità il solvente non sarà più in grado di sciogliere il soluto che è stato aggiunto (Corpo di fondo).
In base a ciò le soluzioni possono essere:

  • Sature: quando non si può sciogliere un'ulteriore quantità di soluto.
  • Concentrate: quando la quantità di soluto è prossima alla saturazione.
  • Diluite: quando la quantità di soluto è molto inferiore alla saturazione.
  • GRAFICO DELL'ANDAMENTO
    DELLA SOLUBILITA' IN FUNZIONE
    DELLA TEMPERATURA.
  • Soprasature: soluzioni sature che riescono a disciogliere un'ulteriore quantità di soluto, ma a determinate condizioni (ad esempio aumentando la temperatura che aumenta la solubilità).
La grandezza che indica quanto un soluto può disciogliersi in un determinato solvente è la Solubilità che è definita come la massa (g) di una sostanza che, a una certa temperatura, è disciolta in una quantità determinata di solvente, rendendo la soluzione satura.
La temperatura condiziona molto la solubilità.
La solubilità di solidi in un liquido aumenta all'aumentare della temperatura ed è per questo che si possono creare soluzioni soprasature; infatti la quantità di soluto che si può disciogliere risulta maggiore, rispetto alle condizioni normali. Una delle rare eccezioni e il solfato di calcio dove la solubilità resta invariata.
Nelle soluzioni con gas disciolti nei liquidi avviene, invece, totalmente l'opposto; infatti aumentando la temperatura la solubilità del gas diminuisce e quindi tendono a separarsi dalla soluzione (come quando si fa bollire l'acqua in cui si formano bollicine di gas che tendono a separarsi).

                                     
D
FONTI:
IL MIO LIBRO 
GOORU
GOOGLE IMMAGINI

venerdì 22 novembre 2013

LE ROCCE PLUTONICHE

Le rocce plutoniche (o Intrusive) sono rocce magmatiche che si formano nel sottosuolo e che si trovano circondate da ammassi di rocce chiamate "Incassanti".
Sappiamo già che questi tipi di rocce si formano per la solidificazione di magma causato dall'aumento del punto di fusione nonostante la diminuzione della pressione durante la risalita. In questa fase il magma non risale attraverso vuoti o canali, ma tende a farsi spazio tra le piccole fessure della crosta terrestre.
In base alla dimensione e alla modalità di intromissione tra le rocce, i corpi plutonici si dividono in:


    LE ANDE CILENE APPARTENGONO AL GRUPPO DEI BATOLITI
    DELLA CORDIGLIERA ANDINA.
  • BATOLITI
I Batoliti sono corpi plutonici che si estendono per migliaia di chilometri quadrati.
Questi immensi corpi si sviluppano lungo i margini di subduzione oppure (nella maggior parte dei casi) oppure lungo i margini convergenti di due placche continentali che danno origine a catene montuose dalle quali poi le rocce affioreranno.
Oltre ad avere una grande estensione, i batoliti possono presentare grandi profondità (tra i 10 e 30 Km).


    UN FILONE
  • FILONI-STRATO
I filoni-strato sono corpi plutonici che si formano a profondità modeste e formatisi a seguito di un intrusione di magma parallela rispetto alla disposizione degli strati. Questa modalità d'intrusione ha portato alla separazione degli stati di crosta per la presenza del magma che darà origine a questi corpi plutonici.
Gli strati di rocce separati sono chiamati "Tabulari" e i filoni strato possono presentare uno sptto essore che varia dai 10 cm a 8-9 m.


  • LACCOLITI
I laccoliti sono corpi plutonici formatisi a a basse profondità per intrusione di magma parallela negli strati di rocce sedimentarie circostanti causando un rigonfiamento dello strato superiore visibile in superficie.
I laccoliti sono alimentati da camini, anche se vi possono essere degli afflussi laterali.
File:Devils Tower CROP.jpg
La Torre del diavolo (Wyoming, USA) è
ciò che resta di un antichissimo laccolite.
Uno dei laccoliti più famosi è la montagna della "Torre del Diavolo" che si trova negli USA.









  • DICCHI
I dicchi sono plutoni che si formano a basse profondità e che si sono originati per via di un intrusione discordante rispetto alla disposizione degli strati di rocce sedimentarie della crosta.
UN DICCO 
I dicchi si insinuano tra i tabulari e affiorano per via di fenomeni di erosione, dando vita a rocce plutoniche con spessore variabile (dai pochi centimetri a decine di metri).

giovedì 21 novembre 2013

LE CARATTERISTICHE DELLE ROCCE IGNEE

Le rocce ignee vengono classificate seguendo ed analizzando alcune delle loro caratteristiche.

  • LA TESSITURA
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/39/Different_rocks_at_Panum_Crater.jpg/300px-Different_rocks_at_Panum_Crater.jpg
LA RIOLITE PRESENTA TESSITURA AFANITICA
Con il termine "Tessitura" si intende il grado di cristallinità di una roccia, ovvero quanto i cristalli siano visibili.
Le rocce intrusive presentano una tessitura "faneritica" in quanto, non essendo soggette alla degassazione ed essendosi solidificate gradualmente, presentano cristalli ben visibili ad occhio nudo; per questo motivo sono definite anche "Oleocristalline".
http://www.dst.unipi.it/dst/rocchi/SI/Porfirica_files/droppedImage_2.png
TESSITURA PORFIRICA
Le rocce effusive, al contrario, presentano una tessitura "afanitica"; in queste rocce infatti, essendo state perse le sostanze volatili ed essendosi verificato un raffreddamento rapidissimo, i cristalli sono così piccoli da essere invisibili ad occhio nudo e formano quindi una superficie vetrosa.
Le rocce effusive, tuttavia, possono avere anche tessitura "porfirica" quando sono presenti cristalli isolati di grosse dimensioni (Fenocristalli) rispetto agli altri.

    http://media.bovolenta.bedita.net/78/e1/galle_78e14dac649fc326aa0052451b5c0fae/gallery_02_Granito2_640x_c74039260a30bc107b5443fcdbac70f4.jpg
    IL GRANITO E' UNA ROCCIA FELSICA
  • IL  COLORE
Il colore permette di distinguere le rocce ignee i due categorie:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/aa/GabbroRockCreek1.jpg/800px-GabbroRockCreek1.jpg
UNA ROCCIA MAFICA
FELSICHE: sono rocce chiare, ricche di tettosilicati.
MAFICHE: sono rocce scure ricche di Pirosseni ed Olivina.
Vi è, inoltre, un'altra categoria, quella delle rocche ULTRAMAFICHE che sono rocce mafiche costituite esclusivamente da Pirosseni e Olivina.
 
  • IL CONTENUTO DI SILICE
In base al contenuto di Silice (SiO2) si possono suddividere le rocce ignee in 4 gruppi:
ACIDE: SiO2  > 66%
INTERMEDIE: tra il 66 e il 52% SiO2
BASICHE: tra il 52 e il 45% di SiO2
ULTRABASICHE:  SiO2 < 45%